Sami

Non Solo Viaggi: I Sami, itinerari antropologici

Non Solo Viaggi: I Sami, itinerari antropologici

I Sami sono gli abitanti originari della parte settentrionale della penisola Scandinava. La loro cultura, seppure a fatica,  è presente in quest’area da oltre 11.000 anni.  

A partire dal 1917 questo popolo ha una lingua, una bandiera, un parlamento e una festa nazionale che si celebra il 6 febbraio di ogni anno. I Sami hanno vissuto in armonia con la natura di questi luoghi, spostandosi con slitte trainate da renne e abitando in capanne e tende ricoperte di torba. Ancora oggi questo popolo, che conta circa 3000 abitanti, è molto legato alle proprie tradizioni.

Scoprite la cultura e la storia di questo popolo è sicuramente un’esperienza antropologica interessante. Un modo semplice per farlo è visitare la città di Karasjok,  capitale e sede delle istituzioni Sami. A Karasjok C’è il  parco tematico Sápmi dove è possibile farsi un’idea di questo popolo, assaggiare le loro specialità gastronomiche,  ascoltare lo joik e visitare le loro dimore tradizionali. Altro centro importante della cultura Sami è Kautokeino.

Tra le feste più importanti di questa cultura c’è la Festa Nazionale Sami, celebrata in modo diverso secondo le località: a Tromsø si festeggia  con corse di renne, tornei di tiro al lazzo e con un coloratissimo mercato Sami. A Oslo, invece, la festa si apre  con il carillon del municipio che suona l’inno nazionale mentre viene issata la loro bandiera.

Altre ricorrenze nel calendario Sami sono la Pasqua, che fa celebra la fine dell’inverno e il Riddu Riddu,  festival che si tiene a Kåfjord, Troms, a luglio, con un ampio programma di musica, film e arte da tutto il mondo.

Oggi i Sami sono circa 100.000 e vivono in un territorio (Sápmi) che occupa parte di Svezia, Norvegia, Finlandia e la penisola di Kola in Russia. L’ultimo baluardo di natura incontaminata e vita “aborigena” sul territorio europeo.

Per saperne di più:  G. Mazzoleni, Le ceneri del selvaggio, Itinerari critici di un antropologo, Armando editore, 1990.

Il questo saggio Mazzoleni ha sperimentato dal vivo, tra cui anche il Finnmark norvegese, i pericoli e le ambiguità dei consueti approcci etnografici, sospesi tra le emozioni ingenue dell’utopia dell’altro e le reticenze perverse dell’osservazione impersonale. L’Autore ripropone al lettore il suo itinerario accidentato che lo ha portato a un’originale considerazione dell’altro.

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